Itinerario del Metallo – Terni


Sono fatta di fuoco e metallo. Sono una madre che culla il suo bambino e vede l’energia nei suoi occhi, io questo faccio: cerco energia anche dove sembra non esserci, anche negli angoli inattesi della città. Perché nell’acciaio c’è vita, una vita che nasce dalla forza, dalla potenza, dalla fiducia, quella stessa fiducia che proiettava Terni nel domani e che, a fine ‘800, ha fatto sbocciare qui la grande industria.

Io la vedo e la sento tutta questa energia, sento che si accumula e come una forza invisibile si espande per la città intera. La seguo per trovare i suoi simboli. Ogni luogo mi parla d’acciaio sin dall’inizio, sin dal mio arrivo. Questa città mi dà il benvenuto con un’imponente creatura di ferro l’Hyperion dell’artista Agapito Miniucchi. Conosciuta da tutti come l’anguria ma che in realtà vuole raffigurare in modo stilizzato la conca ternana. Poco più avanti arrivo a un’altra emblematica opera, quella di Giuseppe Maraniello chiamata E-Terni. Anche qui l’energia va verso l’alto, verso il cielo e si materializza in una specie di lungo pennone alto 24 metri, al quale sono attaccati degli oggetti stilizzati che sembrano galleggiare nel vuoto e in procinto di cadere da un momento all’altro.

Riprendo il mio cammino e mi accorgo che tutto è pieno di luce, il metallo non è freddo ma viene scaldato dal sole e brilla come una gemma preziosa. Il loro dinamismo è forma di energia. Non è un caso che, continuando nel mio percorso mi imbatta proprio con la Lancia di luce l’obelisco di 32 metri, realizzato da Arnaldo Pomodoro al centro della rotonda di Corso del Popolo. Quanta luce lo immerge e si riflette nei suoi elementi di cromo, rame, ottone, tutti elementi decorativi dal forte simbolismo perché richiamano al processo di fusione siderurgica, richiamano alla forza e alla potenza della città più industrializzata del centro Italia, la città che agli inizi del Novecento meglio incarnava gli ideali del Futurismo: velocità, progresso, movimento.

Proseguo, mi immergo in Corso Tacito, la via principale, piena di gente e negozi e lì trovo altre tracce. Acciaio può essere amore, quello che si sprigiona dall’Abbraccio Eterno di Marc Kostabi a Largo Villa Glori, acciaio può essere forma di libertà, quella che sgorga dall’immagine astratta della Cascata della Marmore nella scultura Faltu di Agapito Miniucchi poco distante. Proseguo. Il corso termina e arrivo nel punto nevralgico della città, al cospetto della signora del salotto cittadino, la grande Fontana di Piazza Tacito, nata dall’industria siderurgica su progetto di Mario Ridolfi, . La Fontana racchiude nella sua strana forma due tipi di energia; quella dell’acciaio, rappresentato dal suo sottile stelo centrale e quella dell’acqua, l’altra forza motrice del territorio, che si getta nell’ampia vasca circolare. Tutto intorno alla vasca ruotano i bellissimi mosaici di Corrado Cagli dedicati ai segni zodiacali. Mi siedo un attimo sul bordo della fontana e ascolto lo scrosciare del suo getto, chiudo gli occhi e mi ricarico della sua energia.

Poi continuo il mio viaggio, verso la stazione ferroviaria davanti alla quale è stata posizionata nel 1999, la storica Pressa da 12000 tonnellate che negli anni trenta del secolo scorso diede un enorme contributo all’industria bellica e civile. Dopo un lungo restauro la Pressa con i suoi bei colori, grigio, giallo verde, sembra riposarsi in attesa di accogliere chi scende dal treno e arriva in città. Ma non si riposa, la sua energia io la avverto e mi dà stimolo per continuare il mio vagabondare e cercare tutti gli altri segni che mi parlano di acciaio. A pochi passi da lì, il metallo compie una nuovo miracolo, si trasforma in un ponte avveniristico, la Passerella che collega le due parti di città divise dai binari. Perché il metallo è vivo e si plasma con le nuove esigenze di una città in crescita, di una città in continuo movimento. Una città che è sempre stata proiettata avanti a tutto e per capirlo devo uscire dai suoi confini e giungere davanti a unaltro simbolo della sua storia. All’indomani dell’unità d’Italia Terni città strategica viene scelta per ospitare una armeria nazionale, che vedrà la luce nel 1800 con la realizzazione della Fabbrica d’armi composta da uno stabilimento principale e da vari laboratori annessi che sfruttavano la corrente idroelettrica per arrivare a produrre fino a 2000 fucili al giorno. Adesso custodisce un sapere particolare, il sapere della guerra e dei suoi strumenti avendo in custodia, nel suo museo, circa 7000 pezzi di artiglieria di ogni tipo e specie. Nel 1884, si affianca “l’officina siderurgica più bella del mondo” o semplicemente L’Acciaieria. L’acciaieria di Terni ha fatto la storia della città e dell’Italia. Un energia pura che ha fabbricato migliaia di prodotti inossidabili sia nel campo dei trasporti che in quello dell’industria meccanica, dell’edilizia, delle opere civili. L’acciaieria ha contrassegnato il passato di Terni ma anche il suo presente perché un’avventura così potente non muore mai e lascia i suoi frutti ovunque. Qui dove tutto è nato, si chiude il mio percorso, dopo aver seguito la voce della storia e trovato i suoi testimoni, testimoni silenziosi, immobili ma eternamente caldi e vibranti . Sono fatta di fuoco e metallo e questa è la mia città.