TERRA
Sono fatta di foglie e magia. Mi nutro di rugiada e di fiori, sorrido alle stelle e abbraccio la pioggia, mi trasformo in radici e percorro le viscere della terra sotto le orme degli uomini. Perché io questo faccio assorbo la linfa del Creato anche dove la linfa sembra non esserci, negli angoli inattesi della città.
Perché Terni, la città dell’energia, della creatività, della poesia può avere anche un’anima gentile, un’anima fatta di rami e fili d’erba. I suoi giardini segreti li scopro piano piano, appena accantono un attimo le vie affollate del centro e mi immergo nei viali ombrosi della Passeggiata. Questo splendido museo a cielo aperto accompagna il mio percorso ciottoli e mi regala il lento rumore delle fontanelle come sottofondo musicale. Qui la comunità trova il suo attimo di respiro e quasi non si accorge del tesoro immenso che la circonda. Un tesoro di quasi 4 ettari composto da piante pregiate, cedri, tigli, lecci, pini che armoniosi fanno da cornice al mio passaggio e con i loro profumi mi inebriano di storie. Le storie del passato che si incarnano nei capitelli e nelle sfingi, vetusti reperti convertiti a elementi decorativi del parco, o che si nascondono tra le mura silenti della chiesa della Madonna del Carmine, ormai sconsacrata. Il passato glorioso dell’antica Roma si affaccia dagli archi dell’anfiteatro mentre quello più semplice della gente comune viene ricordato nella lapide che indica questa come sede del medievale cimitero ebraico. I vivi e i morti hanno calpestato la terra di questo giardino e li sento ancora sussurrare tra le fronde degli alberi, li sento ancora quando varco il grande cancello per raggiungere un altro piccolo Eden della città.
Lo raggiungo seguendo i profumi della vegetazione e del fango, il suono degli uccelli e il sibilo sommesso degli insetti. Il Parco delle Grazie si trova ai margini della città e proprio per questo ha un aspetto d’incanto e di mistero. A lungo abbandonato il giardino si risveglia sommessamente appena lo attraverso e mi saluta con i suoi colori tenui, marrone, verde arancio, grigio, tutto si compone e scompone attraverso la selva per poi schiudersi in un capolavoro d’arte: la chiesa di santa Maria delle Grazie edificata ove prima sorgeva una fonte miracolosa. All’interno dipinti e stucchi dorati.
L’odore della storia si mescola anche qui a quello della natura, io assorbo la linfa del Creato e vado avanti, vado oltre la città e mi incammino sempre nascosta, sempre affondando le unghie nel sottosuolo mano mano più in alto verso la montagna. Salgo lungo le pendici, mi trasformo nella ghiaia e nei ciottoli tra nidi di scoiattoli e muschi aromatici per giungere dove un tempo sorgeva la cittadina fortificata di Clusiolum. Qui il culto pagano veniva celebrato al cospetto delle rocce millenarie e custodito dai suoi sacri boschi perché natura e storia si fondono sempre e hanno lo stesso odore. Qui la spiritualità assume ora la forma di una piccola chiesa romanica, Sant’Erasmo e si sprigiona poi tutto intorno a questo luogo mistico e contemplativo. Io la sento la linfa di questi anfratti scoscesi, ne sento il calore e l’umidità penetrante nella pelle. Mi disseto della sua brina e mi sazio delle sue cortecce. Sant’Erasmo è la montagna dei ternani, la si riconosce dalla città, un balcone di pietra aspro e severo. Da qui io posso vigilare sulla valle e sulle luci della città prima di ripartire lungo le cavità sotterranee della terra. Il calore accogliente del sottosuolo mi trascina verso altri universi silvani per poi lasciare il posto all’afrore umido delle acque. Il mio percorso arriva dove tutto è cominciato, sulle sponde del fiume sovrano di questi luoghi: il Nera. Da qui si dipana lo scenario incantato di una Valle millenaria che è stata rifugio di eremiti, ispirazione di poeti, culla inviolata di creature selvatiche.
La Valnerina si dischiude al mio passaggio e si mostra in tutta la sua magica apparenza. Io la percorro, con le unghie nella roccia e lo sguardo verso il cielo, e mi nutro delle sue sorgenti e delle sue grotte e abbraccio le sue montagne, le sue torri, aspre sentinelle di uomini e guerrieri. In un attimo mi posso trasformare in un falco o in un pipistrello e immergermi in tanta meraviglia. La catarsi con la natura acuisce tutti i miei sensi e mi permette di percepire fino in fondo le potenzialità di questa terra, la sua linfa. L’odore dei muschi e dei funghi, gentili abitanti di questi boschi, mi invade e mi cattura. Chiudo gli occhi e catturo altri profumi nascosti tra le ombre dei lecci e dei ginepri. Sono i delicati aromi delle viole e delle ginestre, le speziate sinfonie delle erbe selvatiche, la fragranza robusta e tiepida dei noccioli e delle castagne e le note invernali dell’agrifoglio. Un mondo di fiori e di piante si apre ad ogni mio passo. La potenza evocativa della Valnerina sembra non finire mai ma anzi si potenzia nei mille sentieri che la attraversano e che regalano altri innumerevoli tesori. Tra questi lo spettacolo della “fioritura” dell’Albero di Giuda, una varietà di leguminosa, che in primavera esplode di boccioli rosa e lillà e dipinge il verde della foresta con una tonalità improvvisa e inaspettata. Oppure l’incontro con dei faggi millenari, dalle sembianze particolari, elefanti, conigli, esseri mitologici, che aspettano l’arrivo degli ospiti umani e intanto custodiscono silenziosamente il loro castello fatto di legno e germogli. Il fascino eterno di questa valle sembra quello di una fiaba perché come le fiabe può essere popolato da esseri magici e leggendari. Io salgo sempre più in alto e mi addentro sempre più oltre la luce, nel buio rassicurante dei boschi fino alle cime pietrose quasi a toccare le nubi.
Ma la cima non è mai riposo per chi come me non può concludere la sua ricerca. Ho distillato la linfa dalla terra e l’ho trasformata in essenza, ma quanta vita ancora risuona sotto le orme dei vivi. Sono fatta di foglie e magia e questa è la mia città.
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