Sono fatta di libertà e di piume. Muoio e rinasco dalle ceneri come un’Araba Fenice per riconoscere nel tempo i semi dell’immaginazione. Perché io questo faccio: cerco il talento anche dove sembra non esserci, anche negli angoli inattesi della città.
Terni è fucina di creatività e di genialità e io lo scopro in ogni mio passo, in ogni mio indugio. Volo tra gli abitati e mi metto in allerta perché il talento è discreto, non lo avverti subito ma te ne accorgi piano piano quando l’idea diventa materia e si impone su tutto. Il talento lo avverti negli spazi dismessi di una vecchia fabbrica che si trasformano in luoghi di incontro e cultura.
Sono planata davanti alla ex SIRI quella che una volta, precisamente dagli anni ’20 fino agli anni ’80 del secolo scorso, era un impianto sperimentale per la produzione di ammoniaca sintetica, da lì uscì il primo prototipo di automobile alimentata da questo composto chimico. Il genio risiedeva anche allora, negli operai e operaie che brulicavano in queste stanze, che mettevano in moto le macchine e che attendevano il suono liberatorio della sirena per abbandonarsi al giusto riposo. Ora il suo nome è CAOS ed è un esempio mirabile di riconversione urbana. Oltrepasso il robusto cancello all’ingresso, volteggio lungo il secolare viale alberato ed entro in questo artistico disordine. Spenti i motori dei macchinari, una nuova luce abbaglia le pareti, nuove forme ti accolgono e ti sorridono. Ci sono poltrone blu sotto dei tubi lucenti e superbi, pinguini e orsi dai più variopinti colori. C’è un orologio sopra una porta che mi guarda e mi incuriosisce ma soprattutto c’ ancora un enorme carroponte in una grande sala a due piani. Ultimo, perfetto testimone di un ingegno passato e ora padrone di casa di un luogo giovane, scattante, sperimentale che accoglie ogni genere di arte visiva e di innovazione creativa. Amo questo caos, amo il talento.
Ma sono libera e nuovamente mi muovo a cercare altri linguaggi espressive nella città della creatività. Terni è la città della creatività ma il suo tempio più sacro è muto. Il Teatro Verdi aspetta paziente di poter di nuovo spalancarsi alla comunità dopo la splendida opera di Luigi Poletti. Ma non sempre è stato in silenzio. Io plano verso le sue scale e mi fermo sotto il suo colonnato davanti al portone serrato. Chiudo gli occhi e lo vedo. Vedo il pubblico dagli abiti ottocenteschi, aspettare nel foyer l’inizio della prima opera inaugurale “Saffo” di Giovanni Pacini. Sento riecheggiare le arie dei più grandi musicisti italiani, sento la voce di Nera Marmore nell’abbraccio della sua gente, sento gli applausi, sento la vita. Accarezzo il portone serrato, so che non sarà così per sempre, la musica tornerà anche qui. Ma intanto l’armonia risuona poco distante e non ha mai smesso. Sento la musica, scoppiettante e vigorosa che mi accompagna tra le vie antiche del centro storico. La seguo e arrivo davanti a un austero palazzo cinquecentesco. Mi poso vicino alle sue ampie finestre, per ammirare la sua facciata ad intonaco con dettagli in bugnato, tutto è sobrio nel suo aspetto anche nelle iscrizioni in latino che raccomandano la semplicità dei costumi. Certamente nessuno della famiglia Giocosi, che lo aveva commissionato, poteva immaginare che ora i suoi corridoi sarebbero stati riempiti dalle note, le note dell’Istituto Briccialdi , il famoso conservatorio musicale della città. Chitarre, trombe, pianoforti, la loro voce mi rapisce e mi sazia. Perché questo è talento e io lo afferro e lo porto con me, nella strada vicina in un luogo dove la musica tace da troppi anni ormai. Ma io sono libera e non mi fermo. Vado alla ricerca del talento ma non faccio molta strada.
Rimango nel cuore antico della città perché non è strano a Terni che un palazzo storico come Palazzo Primavera venga adibito a sede di eventi ed esposizioni. Io lo sfioro con le mie ali e lo ringrazio di ospitare il talento artigiano e di donarlo alla comunità. Ma non è il solo dono per uomini e donne smaniosi di cultura. Terni è la città della creatività, e anche la sua Biblioteca Comunale, sita in Piazza della Repubblica, trasmette estro e novità. Dove una volta c’era l’agorà cittadina e il mercato sorgeva un edificio trecentesco che divenne, con varie trasformazioni strutturali, prima sede del governo e ora sede del sapere. Mi sollevo verso il cielo e la Biblioteca mi chiama con il suo campanile, non più baluardo medievale decorato da merli ma coraggiosa e intrepida costruzione di vetro e marmo che ricorda nelle sue linee stilizzate la Cascata delle Marmore. E io rispondo al suo richiamo. Quando scivolo tra i suoi corridoi io avverto la ricchezza che contengono i suoi scaffali e la forza del talento che ha modellato uno spazio solitamente tradizionale come quello bibliotecario in ambienti pieni di immaginazione, di fantasia e sogno. Perché la lettura è tutto questo, è la possibilità di approdare in mondi diversi e altrimenti inaccessibili, è la gioia di fruire dell’abilità narrativa di tutti coloro che trasformano l’impalpabile in parola scritta e lo immortalano nelle pagine di un libro. Ma io sono libera e mi muovo ancora non appagata.
Da lì giungo a via Cavour perché lì c’è la culla della memoria di Terni, il suo Archivio Storico con il suo enorme patrimonio documentaristico: 43217 elementi cartacei tra mappe, pergamene, fogli e registri. Perché talento significa anche saper custodire il proprio passato e tramandarlo nel tempo. Il palazzo che si fa custode è un palazzo bellissimo forse il più bello di tutti, Palazzo Mazzancolli mi appare come il regno delle fate, elegante e solido con la sua facciata in conci medievali che reca ancora i segni delle alte torri. Io so che all’interno mi aspetta uno scrigno di perfezione architettonica. Appena dopo l’ingresso trovo il mio angolo segreto, un piccolo chiostro racchiuso dalle mura e circondato da un portico con archi a tutto sesto. Una piccola scala completa lo splendore del cortile. Il talento ha bisogno di bellezza per esprimersi e io qui ne scopro la piena realizzazione. Qui si chiude il mio percorso, dopo aver inseguito le orme del genio per estrarre le gocce dell’immortalità. Sono fatta di libertà e di piume e questa è la mia città.



