Sono fatta di sfumature e di contrasti. Sento il suono dell’amore sempre e ovunque, io questo faccio: cerco l’amore nei colori anche dove il colore sembra sbiadito, anche negli angoli inattesi della città.
Perché può capitare di sedersi sul bordo di una fontana e stupirsi di trovare sotto le sue acque, le luminose tessere di un mosaico che disegnano i simboli zodiacali. Sono le opere di Corrado Cagli per la fontana di Piazza Tacito. Può capitare di passeggiare tra i vicoli nascosti del centro storico e trovarsi di fronte un esplosione di rosso, verde, arancio che illuminano un muro dentro una piccola galleria e te non sei preparata a tanta gioia e a tanta passione. Un piccolo miracolo quello del Murales di Terni (Terni Art Mapping), nato dal progetto GemellArte ossia il gemellaggio tra la città umbra e la cittadina francese di Saint-Ouen che ha portato la street artist Caroline Derveaux a realizzare, nel 2020, questi lavori vicino all’ingresso dell’Istituto Briccialdi. Altri murales e non solo, sono indicati da Tam Terni Art Mapping app che suggerisce percorsi tra museo e arte urbana.
Appoggio le mani alla parete colorata quasi a volerne carpire il segreto e prendere tutta la vitalità di quei colori e portarla via con me perché io so che questi non sono le uniche tinte che posso raccogliere in giro per la città. Terni esplode di colori basta saperli trovare. Basta aprire la porta massiccia di una antico e solenne palazzo in Via Carrara, salire qualche gradino e arrivare lì, nella meraviglia. Una stanza ormai vuota e muta si svela davanti a me, con i suoi splendidi affreschi, e io ritorno da dove sono partita, dal mio mondo fatto di miti e classicità, ora io sono nella Sala di Apollo e Dafne. I dipinti sono del pittore seicentesco Seicento Girolamo Troppa e raffigurano tutta una serie di personaggi mitologici come Diana o Endimione insieme alle allegorie dei venti e delle stagioni. Tutti a corollario della storia più bella quella dell’amore di Apollo per la sua Dafne. Eccoli rincorrersi sulla parete, lui con l’arco in mano lei che fugge mentre inesorabilmente si sta trasformando in alloro. Lì vicino un paggio curioso sbuca da dietro una tenda quasi a fare da spettatore all’intera vicenda. Mi avvicino al muro e mi appoggio per farmi investire anche qui da tutti quei toni pastello, dal celeste, dal bianco dall’ocra. Le loro sfumature mi inebriano, le respiro e le faccio mie e poi parto, alla ricerca di nuovi prodigi artistici. E quale può essere il luogo d’arte per eccellenza se non la Pinacoteca Comunale.
Per giungervi devo superare il fiume Nera, sul ponte Garibaldi, e anche lì trovo colori. Se mi affaccio dalle sue balaustre li scopro. Vicino alle sue sponde, l’immagine dipinta di un nuotatore che affiora dal fondo e sembra accarezzare le onde del fiume. Dopo il ponte c’è la pinacoteca che inizialmente si trovava a Palazzo Gazzoli e che ora viene ospitata nel Museo D’arte Moderna e Contemporanea Aurelio De Felice, ha raccolto nel tempo opere provenienti da conventi e chiese danneggiate dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. Appena la attraverso sono investita dai colori, mi sommergono e mi estasiano, sono le tinte naif di Orneore Metelli, quelle più disincantate dei pittori realisti del ‘900 quelle dense di tristezza dello Spagna e poi ancora Mirò, Kandinsky, Benozzo Gozzoli, finché arrivo a lei.
La Pala dei Francescani mi aspetta paziente in fondo alla sala. È un dipinto su tavola realizzato tra il 1483 e il 1485 da Piermatteo d’Amelia ed è una delle opere più importanti del Rinascimento. Mi incanto davanti al suo splendore, trattengo il fiato quando guardo il volto scavato di Giovanni Battista o l’opulenza delle vesti di san Ludovico da Tolosa, mi intenerisco per l’abbraccio tra Maria e il suo Bambino che indossa la collana di corallo simbolo del futuro martirio. Ma soprattutto mi inonda l’oro, tanto oro nella cornice e nello sfondo del polittico. Di questo ho bisogno, di oro, appoggio le mani, lo sento e lo assorbo dentro di me e poi esco di nuovo alla luce del sole. Terni esplode di colori, basta saperli trovare. Anche dove non lo diresti mai, sotto il portico all’ingresso di una chiesa dallo stile contemporaneo. La chiesa che mi si staglia davanti è quella del Sacro Cuore nel quartiere di Città Giardino e i colori sono quelli del particolare Mosaico che decora la sua facciata. Il mosaico mi parla, mi racconta di alberi e di uccelli, di animali marini e terrestri, dell’amore divino di Cristo verso il suo Creato ma soprattutto mi regala colori. E io nuovamente li ricevo e mi nutro di loro. Qui si chiude il mio percorso, dopo aver seguito la voce dell’amore e trovato le sue tinte. Sono fatta di sfumature e di contrasti e questa è la mia città.


